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Bovino - Candela
Parla il presidente del Candela Rosario Tucci.
Da vittime a carnefici, non ci stiamo. Il Candela non ha colpe.”, arrivano le prime (anche se tardive) dichiarazioni sul post partita di Bovino-Candela di domenica scorsa, valevole per il campionato di Prima Categoria, con appendice di rissa finale tra calciatori negli spogliatoi del San Pio X di Lucera.
Siamo stati offesi e aggrediti, lo scriva a chiare lettere – dice il presidente del Candela Rosario Tucci -, noi non abbiamo colpe e ci siamo solo difesi. Non è stato facile salvare il giocatore Di Francesco da un capanello di giocatori del Bovino che picchiavano a più non posso”.
Il massimo dirigente del Candela è un fiume in piena. “I nostri giocatori si sono solo difesi – continua Tucci -, dall’inferno scoppiato in quegli spogliatoi. Siamo stati offesi dai dirigenti del Bovino anche in tribuna dove c’eravamo io e il dirigente Palmieri. Non si digeriva il fatto che una squadra ultima in classifica e ormai con la retrocessione dietro l’angolo potesse vincere contro una squadra che lotta per la vittoria del campionato. E poi, perché mai avremmo dovuto essere noi ad aggredire loro se la partita l’avevamo vinta? I ragazzi della mia squadra non avevano nessun motivo di creare disordini”.
In queste ultime ore si è detto e si è scritto tanto sulla faccenda, ma il presidente del Candela vuole precisare ancora. “Noi eravamo gli ospiti e questo bisogna ricordarlo – ribatte -, non c’erano rappresentanti delle forze dell’ordine, ecco perché in un primo momento ne hanno approfittato aggredendoci alle spalle”. Il presidente del Candela spiega la sua posizione e si dice determinato a rappresentarla fino in Federazione, dove si recherà con i suoi giocatori per presentare un promemoria in merito ai fatti accaduti a Lucera. “Forse la nostra colpa è aver vinto la partita con il Bovino? Avremmo dovuto perderla solo perché ne avevamo già perse 13? – si chiede Tucci Per ora mi affido agli organi competenti, ma se sarà il caso porterò avanti la mia protesta fino all’atto estremo di ritirare la squadra”.
Dai rumours che vengono dagli ambienti sportivi, sembrerebbe che il risultato potrebbe essere omologato (2-1 per il Candela) con una maxi squalifica (pare un anno) comminata al giocatore Salvatore Bruno e un mese (4 gare) per Giancaspero e Mucciarone del Bovino e 4 turni a Matteo e Pasquale Di Francesco.
Se fosse così – dice ancora il presidente del Candela Rosario Tucci -, ancora una volta ci sarebbe nei nostri confronti un torto: dopo il danno anche la beffa. Non ci siamo e ci faremo sentire in Federazione”. Tucci tiene a ricordare anche il comportamento corretto osservato fino a questo momento dai giocatori della sua squadra. “Abbiamo perso quasi sempre anche con passivi incredibili e non abbiamo mai alzato un dito contro nessuno – dice -. I giocatori e la dirigenza del Candela hanno un altro modo di concepire il calcio dilettantistico e tutte le squadre che ci hanno affrontato lo possono testimoniare: altri non so. Spero che questa brutta pagina di sport possa essere subito dimenticata e che non si ripeta più. Quando gioca il Candela c’è massima sportività nei confronti degli avversari”.
Da Bovino, intanto, nessun intervento ufficiale sulla faccenda. Solo due parole dall’ex presidente Michele Dedda attuale sindaco di Bovino: “Questi episodi vanno condannati, ma la gente di Bovino è gente perbene e non va’ coinvolta in questa storia”. Su questo non avevamo dubbi, su alcuni giocatori che indossano la maglia della bella cittadina foggiana, invece, da domenica scorsa, qualcuno ce n’è.

A. vILLANI - calcioWEBdilettanti.com